Dubbio: questa è davvero una parola difficile da comprendere.
Cos'è il dubbio? Tutti noi abbiamo fatto esperienza di questa dimensione della vita; tutti abbiamo dubitato, almeno una volta, nel corso della nostra esistenza. Ma ognuno lo ha vissuto in modo diverso, personale, mai identico.
Possiamo sintetizzare questa realtà attraverso alcuni semplici esempi.
Maria, infatti, dice:
«Come è possibile? Non conosco uomo» (Lc 1,34).
Un giovane innamorato si chiede:
Come è possibile? Proprio lei è la donna della mia vita?
Un'altra persona, sentendo la chiamata al sacerdozio o alla vita religiosa, si domanda:
Come è possibile? Proprio io, che sono un peccatore o una peccatrice, così imperfetto o imperfetta?
Anche Maria si è interrogata davanti al messaggio dell’Arcangelo Gabriele.
Lei, donna di fede per eccellenza, si chiede come sia possibile essere scelta per un simile progetto, proprio lei, umile fanciulla.
Luca ci informa:
«Ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto» (Lc 1,29).
Anche lei, da semplice ragazza qual era, si è trovata in uno stato di incertezza, di dubbio.
Ma allo stesso tempo ha accolto l’incoraggiamento dell’angelo:
«Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio» (Lc 1,30).
Ha avuto fiducia. Si è donata.
Questa fase è importante: il dubbio dopo la chiamata. È un passaggio necessario perché ci permette di verificare, in modo critico e sincero, il nostro essere.
Proprio come ha fatto Maria – che diventa per noi un modello – è giusto porsi in modo critico e domandarsi:
«Come è possibile?»
A questa crisi interiore, è fondamentale rispondere con coraggio, un coraggio che può essere alimentato dall’aiuto di persone più avanti nel cammino della fede.
Possiamo chiamarli padri o madri spirituali, o semplicemente compagni di viaggio. Chi ha già attraversato la fase del dubbio, può esserci di aiuto.
Tutti, prima o poi, ci siamo trovati in questa situazione.
Ricordo un amico che, dopo una catechesi, mi confidò di aver finalmente sciolto un suo dubbio esistenziale.
Aveva compreso che il Signore gli stava chiedendo qualcosa di nuovo, qualcosa di più rispetto a ciò che stava già offrendo.
La chiamata di Dio lo orientava verso il dono totale di sé, ma lui tratteneva ancora qualcosa dentro di sé, non riusciva a donarsi completamente.
L’inizio del discernimento fu faticoso, sembrava tutto buio. Mi confidò che stava quasi perdendo la fede, e anche la fiducia in Dio, che pure cercava in tutti i modi di aiutarlo.
Fu grazie all’aiuto di alcune persone, oltre me, che, confidandosi e meditando, giunse a capire che doveva ancorarsi, non arrendersi, trovare il coraggio di andare avanti, il coraggio di fare scelte serie, di cambiare, potremmo dire: convertirsi.
Bisogna sperare, avere fiducia, non perdere l’orientamento, quella stella polare che è Maria, la donna da imitare.
Dobbiamo affrontare la realtà con coraggio, come ha detto in più occasioni don Giosy Cento:
«La vita è bella, viviamola».
Non lasciamoci abbattere dal buio che vediamo attorno a noi: dobbiamo sperare, sperare in Cristo, che è la nostra salvezza.
Mettiamoci alla scuola di Maria. Come lei, ascoltiamo l’invito dell’angelo:
«Non temere» (Lc 1,30).
E come non ricordare l’insegnamento di san Giovanni Paolo II che, appena eletto Papa, ci donò un messaggio dal significato profondo, rivolto in modo speciale a noi giovani e a tutti gli uomini di questo nuovo millennio:
«Non temete! Non abbiate paura! Aprite, anzi spalancate le porte a Cristo!»
Parole da tenere presenti quando la paura ci blocca, quando affrontare la vita quotidiana ci sembra difficile.
Ma il quotidiano, pur essendo esigente, è anche bellissimo.
Chiunque si metta in cammino – che sia per una vocazione, per una scelta d’amore, per una famiglia – si troverà prima o poi davanti a questa domanda che contiene la forza del dubbio:
Come è possibile?
Dio effonde in noi la sua grazia ogni volta che scegliamo una strada.
E in ogni strada, Lui è lì, pronto ad accompagnarci.
Ci aiuta anche attraverso lo sguardo attento e materno di Maria.
Voglio concludere con un passo della Lettera ai Romani, di san Paolo:
un inno all’amore di Dio.
Noi, figli di Dio, abbiamo una cosa in comune: il suo amore.
Questa è la luce che illumina le nostre difficoltà.
E come ha fatto Maria, anche noi possiamo superare i nostri dubbi e le nostre incertezze, che spesso nascono da un egoismo difficile da abbandonare.
Ma se ci doniamo totalmente, allora saremo pronti ad affrontare il momento successivo: la risposta.
Inno all'amore di Dio (Rm 8, 31-39):
31 Che diremo dunque in proposito? Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?
32 Egli, che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi, come non ci donerà ogni cosa insieme con lui?
33 Chi accuserà gli eletti di Dio? Dio giustifica.
34 Chi condannerà? Cristo Gesù, che è morto, anzi, che è risorto, sta alla destra di Dio e intercede per noi.
35 Chi ci separerà dall'amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada?
36 Proprio come sta scritto:
Per causa tua siamo messi a morte tutto il giorno,
siamo considerati come pecore da macello.
37 Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati.
38 Io sono infatti persuaso che né morte né vita,
né angeli né principati, né presente né avvenire,
39 né potenze, né altezza né profondità,
né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio,
in Cristo Gesù, nostro Signore.